Cavoli se fanno bene!

Cavolo nero e rosso, cavolo verza, cavolo riccio, cavolo cappuccio, cavolo rapa, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, broccolo, broccoletti… quante verdure appartengono alla stessa grande famiglia delle crucifere! Per tacere poi dei possibili colori delle foglie – nere e rosse, oltre all’ovvio verde – o delle infiorescenze (commestibili: parliamo di broccoli e cavolfiori), che possono essere bianche, verdi o rosso-violaceo. Insomma, parlando di cavoli c’è solo l’imbarazzo della scelta, ce n’è per tutti i gusti e conviene approfittarne. Tutte le crucifere infatti (stiamo parlando del genere brassica) sono ricche di virtù salutari per l’alto contenuto di fibre, minerali e vitamine.

Una porzione di cavoli fornisce al nostro organismo circa il 5% delle fibre necessarie ogni giorno (ricordiamo che la carenza di fibre può causare problemi digestivi e cardiaci); è tra le principali fonti vegetali di calcio ed è ricco di ferro, zolfo, potassio, fosforo, rame, iodio, selenio, magnesio e di acidi grassi come omega 3 e 6, è quindi molto utile per ricostruire le riserve minerali dell’organismo (una sorta di integratore naturale). Del rapporto cavolo-vitamina C, poi, parlano i libri di storia: quando iniziarono i viaggi marini intercontinentali e fece la sua apparizione tra i marinai lo scorbuto (una malattia molto diffusa dovuta alla mancanza di vitamina C), il rimedio adottato era imbarcare una grande quantità di cavoli, che inseriti nell’alimentazione quotidiana prevenivano l’insorgere della malattia (un analogo impiego degli agrumi era maggiormente diffuso nelle imbarcazioni che partivano dall’Europa meridionale, dove queste coltivazioni erano diffuse). Oltre alla vitamina C, poi, troviamo nei cavoli anche le vitamine del gruppo B, tra cui B1, B2, B3, B5 e B6, acido folico (B9) e vitamine E e K.

In virtù di questi valori nutrizionali e dei conseguenti effetti di ricostruzione vitaminica e rimineralizzante nonché della capacità di promuovere il movimento intestinale, cavoli & co. sono un toccasana per la nostra salute e andrebbero consumati almeno un paio di volte a settimana.

Ma vediamo più da vicino quali benefici apportano al nostro organismo:

  • hanno proprietà antinfiammatorie, quindi sono di aiuto nella prevenzione di patologie infiammatorie come l’artrite;
  • rinforzano il sistema immunitario, difendono quindi il nostro organismo da attacchi di germi e batteri;
  • sono un antiossidante naturale contro i radicali liberi, quindi rallentano l’invecchiamento cellulare;
  • hanno una funziona disintossicante, cioè regolano l’eliminazione delle tossine;
  • combattono l’ipertensione grazie alla presenza dell’acido glutammico, un aminoacido che contribuisce ad abbassare la pressione sanguigna;
  • aiutano ad evitare gli accumuli di grasso nei vasi sanguigni, prevenendo l’insorgere di malattie cardiocircolatorie come angina, infarto, ictus;
  • svolgono azione preventiva contro molti tipi di tumori, soprattutto intestinali ma anche al seno, alla vescica, alle ovaie e alla prostata.

Cosa possiamo chiedere di più ad un “semplice” ortaggio?

Ma questo spiega perché, forse, la saggezza popolare lo vuole protagonista in moltissime ricette della cucina tradizionale italiana.

E se pensate che sì, farà pure bene, ma ogni volta che si cuoce l’odore che si sprigiona fa passare la voglia di mangiarne, consolatevi pensando che quell’odore – dovuto allo zolfo – può essere neutralizzato in massima parte aggiungendo limone o aceto in cottura. E non bisogna dimenticare, poi, che meno si cuociono cavoli & co. meglio è, visto che una cottura prolungata deteriora le vitamine (soprattutto la C) che questi ortaggi contengono. È consigliabile, infatti, la cottura al vapore che permette al cavolo di mantenere le sostanze nutritive e di non alterare troppo la qualità delle fibre vegetali presenti. Se non si dispone di una vaporiera, la pentola a pressione sarà il perfetto sostituto, per la velocità di cottura (mai superare i 5 minuti) e perché la chiusura quasi ermetica inibisce in gran parte la fuoriuscita del cattivo odore.

Rossi, gialli o verdi, la bandiera del gusto

peperoniParliamo di peperoni, naturalmente. Quell’ortaggio che è il simbolo dell’estate, del caldo, del sole. Che sono proprio le condizioni che predilige per crescere, quelle da cui proviene e quelle di cui si bea prima di beare le nostre tavole.

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Cibo sostenibile, Italia tra i big del mondo. Ma le sfide restano

Sostenibilità-alimentareUno studio dell’Economist Intelligence Unit in collaborazione con Barilla affronta i paradossi alimentari del pianeta e stila un indice dei Paesi che hanno ottenuto i migliori risultati classificandosi come  i piu virtuosi nella produzione agroalimentare.  di Philippa Cole

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Burro o non burro? Questo è il problema

burroNessuno vuole negare che il burro sia un grasso animale, molto grasso. Per la legge italiana per definirsi burro deve avere minimo l’80% di grasso (fino all’84%). La percentuale è inferiore, naturalmente, per il burro “light”: il burro a ridotto tenore di grassi deve avere il 60-62% di grassi e il burro a basso tenore di grassi il 39-41%, ma qui vogliamo parlare del burro classico, quello grasso, insomma. Per cercare di capire se vada completamente allontanato dalla nostra tavola o se ce lo possiamo permettere senza danni per la nostra salute.

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Halloween si avvicina: è tempo di zucca

pumpkin-2Halloween, una festa che fino a qualche decennio fa era sconosciuta e che, pure essendo estranea alla nostra cultura, è entrata prepotentemente nelle nostre famiglie. Streghe, fantasmi, zombi, vampiri e poi… zucche.

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