OriGIn Italia, Qualivita e McDonald’s per promuovere Dop e Igp

Chi si occupa di gastronomia, soprattutto in Italia, è abituato a considerare McDonald’s come il diavolo. Il demonio che fuorvia le giovani menti e le porta sulla cattiva strada. Ma in realtà la divisione italiana, senza voler apparire qualcosa di diverso da quello che è, e cioè un fast food economico, si lancia spesso in iniziative interessanti che potremmo definire di informazione alimentare o, come in questo caso, di formazione verso i giovani di due istituti alberghieri lombardi.

Parte infatti in Lombardia, a Milano, la prima tappa della sfida dedicata alla valorizzazione dei prodotti agroalimentari Dop e Igp italiani organizzata da Fondazione Qualivita e OriGIn Italia, con la collaborazione di McDonald’s Italia, che vede il coinvolgimento di 18 Consorzi di Tutela e degli istituti alberghieri Carlo Porta di Milano e Giovanni Falcone di Gallarate, con la presenza di oltre 60 studenti.

Un nuovo step del percorso di valorizzazione delle Indicazioni Geografiche nazionali in cui, da ormai 12 anniFondazione Qualivita affianca McDonald’s con l’obiettivo di far conoscere a un pubblico sempre più ampio, soprattutto giovanile, le qualità delle eccellenze italiane. Un programma di attività specifiche di comunicazione che vengono realizzate in occasione del lancio della terza edizione di My Selection la linea di hamburger premium di McDonald’s, selezionati da Joe Bastianich che prevedono l’utilizzo di materia prima italiana di qualità.

All’interno di queste attività, dal 2020 prende il via la sfida intitolata “My Selection Chef”, che vede protagonisti OriGIn Italia e i Consorzi di tutela e soprattutto gli studenti degli istituti alberghieri italiani, impegnati in un contest. La “sfida”, che si svolgerà in diverse regioni di Italia, consisterà in una doppia prova: la prima, teorica, basata su un quiz che testerà la conoscenza dei prodotti agroalimentari certificati, la seconda, pratica, mirata alla creazione del miglior panino con ingredienti Dop Igp.

Il mondo delle Dop e Igp italiane oggi sviluppa un fatturato di circa 7 miliardi di euro all’origine e di 14,7 miliardi al consumo, con una quota di export che tocca i 3,5 miliardi.

Con l’introduzione di quest’anno del Pecorino Toscano Dop sono 15 prodotti Dop e Igp impiegati nelle preparazioni. In termini di numeri, nel 2020 si stimano acquisti di 300 tonnellate di ingredienti Dop Igp (Pecorino Toscano Dop 90 tonnellate, Asiago Dop quasi 160 tonnellate, Aceto Balsamico di Modena Igp oltre 10 tonnellate e Cipolla Rossa di Tropea di Calabria Igp 40 tonnellate). Lo scorso anno sono stati venduti circa 19 milioni di panini con Fontina Dop, Speck Alto Adige Igp, salsa con Cipolla Rossa di Tropea Calabria Igp e Aceto Balsamico di Modena Igp.

Consorzi di tutela coinvolti: Aceto Balsamico di Modena IGP, Arancia Rossa di Sicilia IGP, Asiago DOP, Basilico Genovese DOP, Bresaola della Valtellina IGP, Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP, Fontina DOP, Gorgonzola DOP, Grana Padano DOP, Miele della Lunigiana DOP, Parmigiano Reggiano DOP, Pecorino Toscano DOP, Pistacchio Verde di Bronte DOP, Pomodoro di Pachino IGP, Provolone Valpadana DOP, olio Riviera Ligure DOP, Speck Alto Adige IGP, Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale IGP.

La difficile tutela delle IG

Il problema è economico, ovviamente, ma è anche culturale: mentre l’Europa ha ben chiara l’importanza dell’origine dei prodotti, negli Stati Uniti questo concetto non c’è. Da qui può scaturire (e di fatto è scaturito) ogni problema di “imitazione” di un prodotto agroalimentare a Indicazione Geografico Protetta, sia come modalità di produzione che come nome (il ben noto Italian sounding, di cui il più famoso è sicuramente il Parmesan). Dopo decenni passati a combattere questo fenomeno, è arrivata la mannaia dei dazi aggiuntivi istituiti dall’amministrazione Trump ed entrati in vigore lo scorso 18 ottobre. Inutile nasconderlo: sebbene si siano salvati i vini, sono stati penalizzati formaggi, salumi, liquori e il danno all’economia del settore è notevole.

Secondo l’ICE stiamo parlando di dazi aggiuntivi per 117 milioni di euro sui prodotti italiani DOP ed IGP, e non va dimenticato che sono state colpite ben 93 Indicazioni Geografiche Europee. Per l’Italia, le DOP casearie risultano quelle più penalizzate: ad accusare il colpo più duro potrebbe essere proprio il Parmigiano Reggiano che vedrà aumentare i propri dazi da 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari e sulla cui realtà ricadrà circa il 25% dell’impatto complessivo – circa 30 milioni di euro – che tale misura avrà sul sistema delle IG italiane. Fortemente interessata anche la realtà del Grana Padano, che in USA esporta attualmente circa 75 milioni di euro di prodotto – l’8% del totale esportazioni – e che vede passare il dazio da 2€ a 5,25€ al chilo. Impressionante è l’entità delle perdite che potrebbe subire in un anno il sistema Grana Padano: circa 270 milioni di euro, considerato anche il danno che si riverserebbe sulle 4.000 stalle il cui latte è destinato alla produzione di tale formaggio e i cui introiti sono legati all’andamento del Grana Padano.

L’operazione di Washington sembra essere un segnale per migliorare le condizioni economiche dei produttori statunitensi di latte, oggi sottopagati a meno di 30 centesimi di dollaro al litro, colpiti dalle contromisure cinesi per i dazi USA sull’acciaio e l’alluminio, che hanno fatto crollare della metà l’export di latte e derivati verso il Paese asiatico. 

All’indomani dell’istituzione dei dazi, la potente National Milk Producers Federation ha plaudito al Presidente Trump per la decisione, sottolineando come i prodotti USA non abbiano lo stesso accesso al mercato europeo di quelli UE verso gli USA: il riferimento è chiaro alla tutela delle DOP ed IGP. Come se non bastasse, i produttori USA nel loro insieme, affermano che l’uso di termini quali Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana, Parmesan, ma anche Feta Munster, Havarti, siano di uso comune e dunque vorrebbero essere liberi di usarli anche per i loro formaggi da esportare nella UE, fatto vietato dalla nostra normativa.

In realtà l’importazione di formaggi negli USA rappresenta il 3% della loro produzione, di cui il 2,2% arriva dalla UE e 0,7% dall’Italia.

Ciò che chiede in cambio l’amministrazione americana è irragionevole – ha commentato il Presidente di OriGIn Italia e Presidente del Consorzio Grana Padano Cesare Baldrighi nel corso della conferenza stampa svoltasi a Roma su questi temi – perché si pretende che con la stessa facilità con cui i prodotti italiani entrano nel mercato americano, i prodotti evocativi fatti negli Stati Uniti entrino in Europa. Un conto è la tutela, cioè l’uso delle denominazioni geografiche, un altro è il mercato, cioè i dazi e tali aspetti devono essere tenuti distinti. “.

Le IG portano il nome dei territori nel mondo, ne rappresentano il patrimonio culturale produttivo, sono l’archetipo della sostenibilità economica, ambientale e sociale e soprattutto hanno un rigido disciplinare da rispettare, che offre garanzia di qualità. I Consorzi di tutela li valorizzano – ha aggiunto Baldrighi –  gli accordi commerciali necessari per avere regole comuni per le IG diventano indispensabili perché identificano marchi collettivi territoriali”.

Anche il Ministro per le Politiche Agricole Teresa Bellanova ha affermato la propria contrarietà: “Giù le mani dai nostri nomi. Basta con i furti di identità” e ha lanciato il guanto di sfida ai dazi americani e al contempo invitato le Istituzioni Europee a condannare un attacco di simili proporzioni al sistema delle nostre Indicazioni Geografiche.

Mozzarella: se di bufala campana è Dop

mozzarellaSappiamo tutti quanto sia appetitoso e fresco un bel piatto di “caprese”, fette di mozzarella di bufala alternate a fette di pomodoro, foglie di basilico e un filo di olio extravergine di oliva. Un piatto da re, soprattutto se la mozzarella è garantita dal marchio Dop, cioè a denominazione di origine protetta. Continua a leggere