Le contraddizioni del Friuli

Dopo aver tanto insistito, sono riuscita a convincere Riccardo Viscardi a contribuire a questo blog. Ecco il suo primo articolo (spero primo di molti).

Chi mi conosce sa che amo questa terra e anche molti vini che qui vengono prodotti. La regione ha dormito un po’ negli ultimi decenni, subendo ripetuti sorpassi commerciali e non solo da altre regioni bianchiste italiane, come l’Alto Adige e le Marche con il fenomeno Verdicchio. 

Nell’ultimo viaggio che ho fatto in Friuli, oltre a scovare un paio di nuove cantine interessantissime, mi sono stati dati alcune informazioni davvero preoccupanti, ma ciò che mi fa rabbrividire sono le parole di alcuni giovani produttori. Sono preoccupati, giustamente dall’andamento del prezzo delle uve,che non cresce, e soprattutto dal calo dei prezzi dei terreni che in dieci anni hanno perso valore. I produttori hanno avuto responsabilità in tutto ciò? Bisognerebbe fare dei distinguo ma possiamo rispondere in generale di sì. Come stigmatizzò, in un intervento pubblico, il vecchio saggio Livio Felluga apostrofando le giovani generazioni come degli incapaci: “Vi abbiamo dato una Ferrari non siete riusciti neanche a cambiargli la batteria per farla camminare”. Parole dure ma in effetti quella generazione di produttori, con gli Schiopetto, gli Jermann e altri, avevano portato la regione al top sia come immagine che come qualità spuntando prezzi di assoluto rilievo sui mercati anche esteri. Non tutto è sfumato; sulla scia di quei grandi, molte aziende hanno creato brand molto forti, avendo imparato la loro lezione, ma la regione ha  perso non solo quote mercato ma anche “valore”, segno di una visione poco imprenditoriale

Come sempre  le istituzioni non hanno brillato per progettualità e lungimiranza; tanto per fare un esempio, negli ultimi anni questi organi stanno spingendo per la produzione di ribolla gialla da spumantizzare in autoclave, cercando di copiare quello che hanno fatto in Veneto con il Prosecco ormai da una decina di anni, creando un  mercato e imponendo il loro prodotto. Pensare di andare a incidere su quel mercato è, secondo me, un vero suicidio. Immaginiamo il prezzo medio che dovrebbe avere quel vino almeno per provare a entrare sul mercato… Quello che mi colpisce è sentire alcuni produttori considerare questa idea come la panacea dei loro problemi e quindi alcuni hanno reinnestato le piante, vero masochismo. Ma forse in Friuli ancora credono nelle istituzioni. 

A fronte di questo mi sembra doveroso citare l’iniziativa del consorzio del Collio che qualche anno fa riunì i produttori per verificare l’interesse a richiedere la Docg per questa rinomata zona. In effetti in Friuli la Docg esiste solo nell’ambito della Doc del Colli Orientali per il Picolit e il Ramandolo, due vini dolci di nicchia, e per Rosazzo, (oltre all’appendice della veneta Lison). Forse la Docg non avrebbe cambiato nulla ma almeno era un tentativo di mettere ordine e dare un nuovo impulso all’immagine della regione. Bene, alla presentazione erano latitanti molti produttori, alcuni con motivazioni veramente da vecchia balena bianca: il concetto dell’assenza oscillava dal “non mi espongo prima che sia tutto chiaro”, “chissà che potrebbe succedere”, oppure “io ho lavorato bene, ho un mio brand affermato, la Docg mi potrebbe solo penalizzare”. Insomma il Marchese del Grillo in versione friulana, “io sono io e voi etc etc”. Gli interventi istituzionali – a parte quello di Stefano Campatelli, vent’anni di esperienza alla direzione del Consorzio del Brunello di Montalcino, che parlò di come valorizzare le Docg –  erano di uno spessore degno di una classe di scuola media, veramente risibili. Il presidente del consorzio del Collio illustrava un programma intenso, moderno per uscire dalla situazione creata ma predicava nel deserto; tra il pubblico però c’era molto apprezzamento per le sue parole. L’idea fu affossata , ovviamente senza nessuna proposta alternativa, mentre avrebbero potuto creare delle sottozone Docg che legassero un vitigno ad un particolare territorio, anche comunale, assecondando quello che i viticoltori già sanno per esperienza.

Altra questione delicata in quel del Friuli ed ennesima mazzata sui prezzi dei vini fu il presunto problema sauvignon, dove la procura dopo aver strombazzato ai quattro venti nomi di aziende indagate con tanto di conferenza stampa, fuga di notizie sui quotidiani locali e riprese da certi sciacalli del mondo web, non è stata in grado, in anni di indagini, di formulare un qualsiasi capo d’accusa. Ma il danno di immagine fu  immenso, in una regione, che tramite quel vitigno stava ricostruendo la sua immagine all’estero con importantissimi riconoscimenti internazionali. Una triste storia  frutto di guerricciole interne ed invidie tra produttori. 

Ma nelle difficoltà viene fuori il carattere dei friulani, persone meravigliose e indomiti lottatori che già si ripresero dopo il tonfo generato dalla “sfortunata” campagna persa per il nome tocai, e la scellerata scelta del nome friulano per sostituire lo stesso, il che portò al crollo delle vendite del vino più rappresentativo della regione. Qualcuno continua a credere in queste istituzioni, che sebbene cambino le persone, mostrano tutta la loro incompetenza non solo tecnica ma anche manageriale e politica necessaria alla gestione di un territorio. Eppure nonostante tutto ciò il territorio è vivo genera vini stratosferici con i vitigni che li albergano da secoli, sopratutti se li interpretiamo in una ottica zonale e comunale, dando delle diversificazioni meravigliose all’interno dei singoli vitigni. Insomma al di là delle difficoltà a ragionare in astratto sono sempre affascinato dai bianchi di questa regione ma non solo, ultimamente mi sono innamorato dello schioppetino, che nella zona di Prepotto dà risultati inimmaginabili.

Il vino italiano più ricercato al mondo? È il Chianti!

In questi giorni siamo tutti chiusi in casa, se si escludono le sporadiche uscite per fare la spesa, e oltre a lavorare al pc (chi può, come me che faccio un lavoro che può essere perfettamente svolto da remoto) si legge di più. Non solo libri, ma anche articoli e, nel mio caso, comunicati stampa.

Gucci, Ferrari, Chianti: i brand italiani noti nel mondo

Mi ha colpito stamattina la comunicazione dell’azienda SEMrush (una piattaforma che gestisce visibilità on line ed effettua analisi di keywords) che ha analizzato le ricerche online effettuate nell’ultimo anno dagli utenti di tutto il mondo, individuando per alcuni dei principali settori del made in Italy quali fossero i brand che suscitano maggiore interesse, in Italia e nel resto del mondo. 

I primi 5 marchi che hanno ottenuto un riscontro maggiore fanno parte di due dei settori per i quali il made in Italy è noto a livello mondiale: la moda, con Gucci in testa (7.398.462 ricerche mensili in media nel mondo, 499.308 in Italia), e le automobili, con le Lamborghini (4.396.154 ricerche mensili a livello mondiale) e le Ferrari (2.641.538 ricerche mensili in media nel mondo, 296.462 in Italia).

Ma come siamo messi nel nostro mondo, il settore enogastronomico? e in particolare, quali vini vengono cercati maggiormente?

Che il brand italiano più famoso e ricercato al mondo sia la Nutella è un fatto noto, che poi nella Top 10 non ci siano più brand ma tipologie di prodotti è comprensibile (se escludiamo Campari e Lavazza). Per i beni di largo consumo alimentari conta più la tipologia del produttore, e per i prodotti di nicchia è difficile che il brand si imponga a livelli planetari. Troviamo quindi i grandi formaggi, soprattutto: mozzarella, gorgonzola (una grande sorpresa per me, mai avrei pensato venissero cercate più informazioni a riguardo che nel caso del parmigiano reggiano, che comunque segue con il grana padano).

L’unico vino che troviamo nella Top 10, per l’esattezza all’8° posto, è il Chianti (generico naturalmente, con buona pace degli amici del Chianti Classico) con 140mila ricerche mensili in media. Sicuramente la cosa non è casuale: il Chianti è noto a livello mondiale anche dal punto di vista turistico e sebbene per un turista in genere la differenza tra Chianti e Chianti Classico sia sconosciuta, sa perfettamente che oltre ad essere un territorio il Chianti è anche un vino. E, con buona pace di tutti, è il vino italiano più noto al mondo. Meraviglia infatti l’assenza del Prosecco tra le prime 10 voci più ricercate all’estero e in Italia, ma tant’è. Nella Top 10 delle ricerche enogastronomiche nel mondo c’è solo il Chianti. Sarebbe stato interessante avere i risultati legati solo al vino, ma un simile studio non è stato fatto.

È nella classifica italiana che troviamo altri due vini (diversi dal Chianti) e precisamente Franciacorta (al 2° posto, dopo la Nutella) con 54.777 ricerche mensili in media, e poi il Barolo, al 9° posto, con 27.354 ricerche mensili. Significa che l’enorme lavoro fatto dal Consorzio della Franciacorta per affermare il brand spumantistico/territoriale ha dato i suoi frutti. Nell’immaginario italiano ormai Franciacorta si posiziona ai vertici della produzione con le bollicine. Che dire poi del Barolo? è talmente un classico che non è strano trovarlo lì…

MONDO

Nutella – 778.923 ricerche mensili in media
Mozzarella – 426.154 ricerche mensili in media
Gorgonzola – 317.385 ricerche mensili in media
Campari – 314.077 ricerche mensili in media
Ferrero – 233.308 ricerche mensili in media
Grana Padano – 181.615 ricerche mensili in media
Lavazza – 169.154 ricerche mensili in media
Chianti – 140.000 ricerche mensili in media
Parmigiano Reggiano – 114.269 ricerche mensili in media
Moka – 99.731 ricerche mensili in media

ITALIA

Nutella – 57.785 ricerche mensili in media
Franciacorta – 54.777 ricerche mensili in media
Ferrero – 53.038 ricerche mensili in media
Motta – 39.423 ricerche mensili in media
Mulino Bianco – 39192 ricerche mensili in media
Lavazza – 31.077 ricerche mensili in media
Campari – 30.400 ricerche mensili in media
Gorgonzola – 28.762 ricerche mensili in media
Barolo – 27.354 ricerche mensili in media
Baci Perugina – 24.962 ricerche mensili in media 

L’Italia del vino conquista i giovani

Gli intervistati per il Wine Trade Monitor 2019 associano ai vini italiani migliori performance per quanto riguarda i criteri di “innovazione” e “attrattiva per i giovani”.

Anche per chi non è esperto di economia, è facile capire che il mercato dei giovani è fondamentale in ogni settore. Se non altro perché hanno ancora molti anni di vita (e di consumo) davantio a loro.

I risultati del Wine Trade Monitor 2019 presentati di recente da Sopexa, agenzia specializzata nel Food & Drink a livello internazionale, offrono un’esclusiva panoramica sui trend globali e le prospettive commerciali dei vini fermi e frizzanti per i prossimi anni.

Sopexa ha intervistato e raccolto le percezioni e previsioni di 984 operatori del settore tra importatori, distributori, grossisti e retailers. L’indagine comprende anche il Regno Unito e la Germania, i principali mercati mondiali per le importazioni di vino in volume, portando il numero totale dei mercati esaminati a sette: Belgio, Cina, Hong Kong, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.

“Oltre ad essere riconosciuto come uno dei paesi con maggiore prospettiva di crescita nei mercati intervistati, l’Italia vanta anche il riconoscimento di produttore di vini di grande interesse per le giovani generazioni – ha commentato Mattero Lefebvre, direttore Sopexa Italia. – Questo rafforza la percezione della qualità della produzione vinicola italiana che si accompagna alla volontà di evolvere e di rimanere in ascolto dei trend e delle esigenze di tutte tipologie di consumatori”.

Di seguito le principali conclusioni dello studio:

Referenze: quali vini troviamo in quali paesi?

Nei 7 Paesi presi in esame, Francia, Italia e Spagna rimangono in testa. Per gli intervistati, questi 3 paesi sono i più importanti nelle gamme di vini in tutti i mercati presi in esame. La Francia perde 17 punti percentuali rispetto al 2018.

Evoluzione del mercato: i professionisti del settore sono relativamente ottimisti.

La maggior parte degli intervistati di Stati Uniti, Germania e Giappone prevede una crescita del mercato nei prossimi due anni mentre più pessimisti sono gli operatori UK intervistati, il cui 44% prevede un calo del mercato. Per i professionisti dei rimanenti paesi presi in esame, il mercato si stabilizzerà.

Evoluzione delle vendite per il 2021.

Italia e Francia si contendono ancora il primo posto in termini di potenziale di crescita, con la Francia che perde posizioni per gli intervistati di Cina, Belgio Hong Kong e Stati Uniti.

  • Secondo i professionisti della Cina i vini australiani hanno delle ottime prospettive di crescita, seguiti dai vini cileni e dai vini italiani
  • In Giappone, per la prima volta, i vini locali sono destinati a vedere la maggiore crescita delle vendite. Collocati davanti ai vini francesi (36%) e ai vini italiani (24%).
  • Secondo i professionisti del commercio del vino del Regno Unito, la Brexit andrà a beneficio soprattutto dei paesi produttori di vino al di fuori dell’Europa: il 53% degli intervistati prevede una crescita per i vini cileni, il 45% per i vini australiani e il 40% per i vini argentini.
  • Negli Stati Uniti, i vini italiani stanno beneficiando dell’impatto psicologico dell’aumento dei dazi doganali sui vini francesi dello scorso ottobre. La situazione potrebbe tuttavia cambiare rapidamente.

Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine

  • In generale, e per il 59% dei partecipanti all’indagine, è ancora l’origine Francia che riporta la migliore performance, distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti. Si rileva però una perdita di valore dell’immagine francese in Belgio e la sua totale assenza nel comparto dei vini considerati attraenti per i giovani.
  • L’Italia arriva al secondo posto, citata dall’11% degli intervistati. Alla produzione vinicola del Belpaese, assieme a quella dei vini australiani, si associano le migliori performance per quanto riguarda i criteri di “innovazione” e “attraenti per i giovani”.
  • Entrando nel dettaglio dell’ambita fetta di mercato che riguarda le giovani generazioni, gli intervistati collocano Italia e Australia in testa (16%), seguite da Spagna (13%), Cile e USA (entrambe 10%).

Dinamica delle categorie di vini

  • I vini biologici e biodinamici lasciano il segno

Per il 42% degli intervistati, i vini biologici e biodinamici sono la categoria di punta per i prossimi due anni, collocandosi anche davanti ai vini regionali (28%) in particolare per UK e Stati Uniti. Solo la Cina è contraria a questo trend.

  • I vini a basso tenore alcolico emergono nei due principali mercati europei

Il 35% degli intervistati in Germania e il 24% nel Regno Unito vedono un potenziale in questa categoria, che si prevede vedrà la seconda crescita più alta nei prossimi due anni.

  • Il fascino dei vini rosati si affievolisce negli USA

Dopo diversi anni di popolarità sostenuta, solo il 13% degli intervistati statunitensi si aspetta un’ulteriore crescita per la categoria.

Regioni: la gamma delle performance future

  • 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Linguadoca, Côtes du Rhône e Borgogna. Nel Regno Unito, invece, il Beaujolais è l’unica regione francese a far parte della Top 4, dove invece Mendoza in Argentina è considerata la regione da tenere d’occhio.
  • Vini bianchi: negli ultimi due anni la top 4 è rimasta invariata e dominata dai vini di Marlborough (Nuova Zelanda) e dalla Loira. Queste due regioni sono seguite da vicino, se non eguagliate (secondo il 23% degli intervistati) dalla Linguadoca, che è destinata a registrare buone performance in Belgio e Giappone, e anche dai vini della Borgogna, che sono in testa in Asia.
  • Ottime prospettive per i vini rosé della Provenza, indicata tra le prime tre regioni produttrici di rosé dal 67% degli intervistati. A seguire i rosé della Linguadoca e i vini rosati italiani.
  • Spumanti: il Prosecco domina la Top 3 in tutti i mercati presi in esame, guadagna posizioni il Cava in Giappone e Stati uniti mentre per la maggior parte degli intervistati di Germania e Regno Unito la crescerà la categoria Cremant.

Dinamica dei vitigni

A livello globale la classifica dei i 4 vitigni classici (cabernet sauvignon, pinot nero, chardonnay e merlot) rimane stabile. Leader assoluto in tutti i mercati presi in esame, il cabernet sauvignon è destinato ad avere una performance particolarmente buona al di fuori dell’Europa, in particolare in Cina mentre le previsioni di crescita in Europa sono meno ambiziose.

5 cocktail di San Valentino

E dopo il cocktail di Carnevale non potevano mancare quelli per San Valentino, la giornata degli innamorati (oltre che giornata mondiale delle cardiopatie congenite: a voler fare i cinici si potrebbe avanzare l’ipotesi che siano due aspetti della stessa cosa, il male fisico reale e quello psicologico dell’amore…).

Sono 5 cocktail inediti creati da 5 giovani barman (e barlady) per le cui ricette ringrazio Carlo Dutto. Ecco qui ingredienti e procedimento:

AMISTAD

AMISTAD di Giorgio Santambrogio
del cocktail bar Officina di Milano

BARMAN: Giorgio Santambrogio, proprietario e bar manager del cocktail bar Officina di Milano

INGREDIENTI:
35 ml Espolòn Tequila Blanco
20 ml mirto Silvio Carta
20 ml succo di lime 
15 ml Campari 
15 ml orzata ai lamponi

Bicchiere: Old Fashioned
Garnish: petalo di rosa

PREPARAZIONE
Con la tecnica shake and strain, versare tutti gli ingredienti in uno shaker colmo di ghiaccio. Shakerare energicamente. Filtrare il liquido attraverso un colino in un bicchiere Old Fashioned precedentemente raffreddato. Guarnire con un petalo di rosa.

FAR FROM YOU

FAR FROM YOU di Mario Farulla
del Ristorante Baccano di Roma

BARMAN: Mario Farulla, bar manager del Ristorante Baccano di Roma, entrato in 70ma posizione nella classifica del The World’s 50 Best Bars 2019

INGREDIENTI:
50 ml VII Hills Italian Dry Gin
50 ml Baccano Cordial*
5 ml Peychaud’s bitter
*per il Baccano Cordial: cuocere sottovuoto 200 gr di zucchero, 200 ml di lime spremuto fresco, 1 rametto di timo, 15 gr di Topinambur. Cuocere a 55 gradi per 2 ore, quindi filtrare.

Bicchiere: tumbler basso
Garnish: granola di pistacchio

PREPARAZIONE:
Versare tutti gli ingredienti direttamente nel bicchiere pieno di ghiaccio, colmare con alcune gocce di bitter e guarnire con granola di pistacchio.

LOUIS & EDEN 

LOUIS & EDEN di Michelangelo
Bruno del The Barber Shop
Speakeasy di Roma
(foto di  Andrea Di Lorenzo)

BARTENDER: Michelangelo Bruno, bartender del The Barber Shop Speakeasy di Roma

INGREDIENTI:
80 ml rum Havana Club 3 infuso a ultrasuoni alle bucce di ananas (zero waste!) chiarificato
45 ml purea di mango chiarificato 
15 ml di orzata alla noce di cocco chiarificata

Bicchiere: Old Fashioned
Garnish: Ananas fermentata disidratata

PREPARAZIONE:
Assemblare gli ingredienti in uno shaker, shakerare e servire in un bicchiere con un chunk di ghiaccio.

RUSCIO DE MARE (Rumore del mare)

RUSCIO DE MARE di Ilaria Bella
del Talea di Torvaianica Roma

BARTENDER: Ilaria Bello, bartender del Talea di Torvaianica (Roma)

INGREDIENTI
5 cl di rum Don Papa 2,5 cl succo di pompelmo rosa
2,0 cl sciroppo di cretamo
Aria al finocchietto selvatico

Bicchiere: coppetta cocktail
Garnish: rametti di finocchietto selvatico

PREPARAZIONE:
Versare il succo di pompelmo rosa, lo sciroppo e il rum filippino Don Papa in uno shaker, agitare il tutto vigorosamente e versare, filtrando in una coppetta ben fredda. Prendere un po’ di aria al finocchietto e posizionarla sul drink e decorare con rametti di finocchietto selvatico.

SELFIE

SELFIE di Valeria Bassetti
di Drink-It

BARTENDER:  Valeria Bassetti, co-fondatrice e partner di Drink-It

INGREDIENTI:
30 ml bourbon Jefferson’s Ocean Aged at Sea
10 ml liquore al cacao biologico
10 ml sciroppo di lamponi freschi e peperoncino
1 cucchiaio di succo di limone fresco e filtrato

PREPARAZIONE:
Prendere un bicchiere che ci fa sentire particolarmente belle, passarlo velocemente sotto acqua fredda e riporlo in freezer. Versare gli ingredienti nell’ordine della ricetta in uno shaker e mescolare delicatamente con un cucchiaio lungo. Assaggiare, sorridere di se stesse, assaggiare di nuovo. Colmare lo shaker con cubetti di ghiaccio, chiudere e shakerare vigorosamente pensando ad un ex qualsiasi. Prendere il bicchiere ghiacciato e versare lentamente attraverso un piccolo colino da tè, decorare al momento, sorseggiando con il rossetto preferito applicato in precedenza voluttuosamente sulle labbra.

Rugantino, il cocktail di carnevale

Un liquore antico, il Rosolio, che profuma di nonne e crinoline. Ma in realtà è prodotto ancora e si riesce a modernizzare e inseguire nuove mode. Non a caso il Rosolio di bergamotto Italicus è la base del cocktail di carnevale proposto da Riccardo Rossi, creativo bar manager del locale romano Freni e Frizioni, e chiamato Rugantino.

La maschera di Rugantino rappresenta il tipo arrogante, il gradasso di Trastevere, che da fuori mostra la sua forza, in realtà è un animo buono e amabile. “Allo stesso modo, il cocktail Rugantino, preparato con Italicus, sembra robusto e arrogante come un Negroni, ma nel gustarlo si percepisce tutta la sua delicatezza”.

Rugantino, il cocktail di carnevale di Riccardo Rossi

Ecco la ricetta:

Rugantino
Ingredienti:
40 ml di Italicus, Rosolio di Bergamotto
20 ml di Vino Americano
15 ml di distillato analcolico al ginepro
15 ml di cordial di pomodoro
3 gocce di Bitter Mediterraneo Freni e Frizioni
Preparazione:
Unire e miscelare gli ingredienti, dosare le gocce di bitter e guarnire con lo snack di pasta soffiata.

Un aperitivo con il gusto fresco e le note agrumate del bergamotto, un cocktail pulito dall’aspetto chiaro e minimalista. Il garnish suggerito è un maccherone di pasta soffiata al sapore di cacio e pepe ideato in collaborazione con chef Marco Martini, che riprende nel colore il rosso, il classico cappello di Rugantino.

BBWO 2020 e il commento video di Angelo Gaja

Non c’è fine alle cose eccezionali che si possono fare con questo lavoro. Tra queste annovero senz’altro partecipare all’anteprima mondiale di Barolo e Barbaresco, la BBWO2020, che si è svolta a New York il 4 e il 5 febbraio, organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani.

Ma come, direte voi, partire dall’Italia per un evento italiano a New York (non essendo un produttore ovviamente, ma una giornalista)? Può apparire quanto meno inusuale, ma la chiave di volta di questo lavoro è capire di persona come stanno le cose e per farlo bisogna muoversi.
Intanto in che senso anteprima mondiale? E perché proprio New York?

Di anteprime di vini ce ne sono annualmente, come è ovvio che sia, e a fine gennaio si è svolta anche quella dedicata ai grandi rossi piemontesi:  Nebbiolo Prima, riservato a stampa e operatori, e Grandi Langhe aperto anche al pubblico. E lì i vini giocavano “in casa”. Ma la vera anteprima andava fatta in trasferta, nell’ombelico del mondo, per coinvolgere un numero nettamente superiore di giornalisti e di operatori esteri e soprattutto nordamericani, che è il mercato di riferimento per Barolo e Barbaresco, assorbendo poco meno di un terzo della produzione complessiva.

Coda all’ingresso del Center 415 di Manhattan

Non c’è che dire, la strategia di attacco è giusta. Complici un maxischermo pubblicitario in Times Square che mostra un video dedicato alle Langhe, e un ulteriore spazio, sempre nel cuore newyorkese, che pubblicizza l’evento, la partecipazione è stata massiccia. Il 4 febbraio sulla Quinta Strada, negli spazi del Center415 di Manhattan, la degustazione ha registrato questi numeri: 500 consumatori paganti in 3 ore, un migliaio di operatori commerciali coinvolti, 148 produttori presenti, 220 cantine rappresentate. Si è trattato della più grande degustazione interamente dedicata alle MGA, le menzioni geografiche aggiuntive delle due denominazioni, mai organizzata negli USA e volta a comunicare non solo agli addetti ai lavori ma anche al grande pubblico.

Tra un banchetto e l’altro sono riuscita ad intervistare Angelo Gaja, iconico produttore di Langa, forse il produttore italiano più famoso al mondo. Ecco in questo video cosa mi ha detto.

Ha iniziato parlando di Napa Valley con il cabernet sauvignon per poi andare sulle Langhe e il nebbiolo. Poche parole per esprimere una visione chiarissima, che può essere rapportata ad altre zone e vitigni autoctoni italiani.