Amarone, a che punto siamo?

Proprio stamattina leggevo un interessante articolo di Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian, che riportava quanto discusso nel corso di una recente tavola rotonda tenutasi in Valpolicella riguardo il successo raggiunto dall’Amarone e il suo futuro. Mi è sembrato molto stimolante, al punto che ho ritenuto valesse la pena condividerne i punti fondamentali (per chi volesse leggerlo per intero, lo trova a questo link).

In particolare Piccoli si è soffermato su quanto detto da Emilio Pedron, attuale amministratore delegato di Bertani Domains e in passato presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, uno dei manager più coinvolti nel successo dell’Amarone, che è stato tra i vini che, a livello mondiale, hanno riscosso il maggior successo di quest’ultimo ventennio.
“Nel 1997 – ha sottolineato Pedron – venivano vendute circa 2 milioni di bottiglie di Amarone, lo scorso anno ne sono state vendute 14 milioni. Nel 2000 praticamente non esisteva mercato per il Ripasso, nel 2018 sono state vendute oltre 27 milioni di bottiglie di questa tipologia. Sempre lo scorso anno, infine, sono state vendute circa 17 milioni di bottiglie di Valpolicella. Insomma, una vendita complessiva per la denominazione Valpolicella di circa 60 milioni di bottiglie”.
Amarone e Ripasso sono stati i capofila di questo successo. “In sostanza – ha detto Pedron – in meno di vent’anni sono stati convertiti 10 milioni di bottiglie di Valpolicella in Amarone e 20 milioni in Ripasso”.
Una conversione molto fruttuosa se, come ha evidenziato Pedron, ha consentito la triplicazione del fatturato della denominazione passata dai 200 milioni di euro del 2003 ai 600 milioni circa del 2018.
“Senza dimenticare i valori fondiari che sono rimasti sempre elevati in questi ultimi anni – ha spiegato Pedron – attorno ai 500-600.000 euro/ettaro. Con valori della produzione ad ettaro tra i più alti a livello europeo, tra i 27-30.000 euro/ettaro. Se a questo aggiungiamo – ha proseguito Pedron – che dal 1997 ad oggi il valore delle uve per l’Amarone non è mai sceso sotto i 2 euro al kg (a parte nel 2004 unico anno in cui si scese a 1,40 euro/kg), si fa presto a capire che siamo di fronte ad un fenomeno economico che ha pochi eguali”.

Tutto bene allora? Tutto bene ma bisogna prepararsi al futuro e battere il ferro finché è caldo.

La sfida odierna, ha concluso Pedron, è di non rincorrere più il mercato ma di fare entrare l’Amarone nell’alveo dei grandi vini di prestigio a livello mondiale attraverso tre “mosse” fondamentali:

  • ricercare maggiore unicità nel vino, dando più voce al territorio e meno al metodo (appassimento);
  • rincorrere meno le tendenze del mercato che portano a vini più “dolci” ma molto meno eleganti, longevi;
  • difendere il prezzo a tutti i costi, anche accettando la sfida delle diminuzioni delle produzioni.

Buon Amarone a tutti!

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