Dattero, piccolo e prezioso

datteri-stefidocSiamo ormai a dicembre e, volenti o nolenti, siamo entrati tutti nel clima natalizio. Da tempo, però, il Natale più che una festa religiosa sembra essere diventato una festa consumistica e gastronomica. Sembra che per ognuno di noi la massima preoccupazione sia che regali fare (o farsi fare) e che cosa mangiare nel corso degli interminabili pranzi e cene che riuniscono le famiglia, più o meno allargate, intorno ad alberi e presepi.

Non ho intenzione di parlare di panettoni o torroni, che tradizionalmente approdano sulle nostre tavole in questi giorni; voglio far convergere la vostra attenzione su un piccolo frutto che – proprio in questo periodo – approda nei nostri carrelli della spesa. Sto parlando dei datteri, dolci, gustosi, carnosi, dal sapore intenso e consistente: una piccola goduria che molti di noi si concedono in questi giorni, forti del fatto che semel in anno, licet insanire e se una volta l’anno è lecito impazzire, lo sarà anche concedersi uno sfizio che è una piccola bomba calorica. In effetti il potere energetico dei datteri è fuori discussione: 100 grammi di prodotto secco forniscono circa 253 calorie. Al punto che legenda narra che i cammellieri, nel deserto, non si mettono in viaggio senza avere datteri nella bisaccia, perché in caso di emergenza possono fornire sostentamento per giorni.

Le caratteristiche nutrizionali rendono i datteri adatti oltre che come energizzante naturale e immediato (utili quindi in caso di attività sportiva o sforzi prolungati) anche come semplici e salutari snack spezza-fame (a questo proposito, una piccola “ricetta”: provare a sostituire il nocciolo con una mandorla. Diventa un piccolo dessert davvero gustoso). È poi riconosciuto che i datteri contribuiscono ad abbassare il livello di colesterolo “cattivo”, sorbiti in decotto possono aiutare in caso di raffreddore o, data la ricchezza di fibre, in caso di stipsi.

È sempre meglio prestare attenzione a come sono conservati: evitare quelli che presentano in etichetta additivi artificiali e sciroppo di glucosio. Normalmente, infatti, i datteri che arrivano sulle nostre tavole sono stati sottoposti a un processo di essiccazione (preferibilmente al sole) al fine di concentrarne lo zucchero e di aumentarne la conservazione, è molto importante però che non siano stati trattati con sostanze industriali.

Le varietà adatte al consumo sono diverse; alcune – come i datteri d’Israele – più pregiate. Oltre che al naturale, si possono consumare abbinandoli a formaggi a pasta morbida come il mascarpone, con la frutta secca o per i dessert. I datteri a polpa molle, i più carnosi, possono essere utilizzati per preparare sciroppi, conosciuti anche come “miele di dattero”, che nella pasticceria possono sostituire zucchero e burro. I datteri a pasta dura, invece, una volta essiccati posso essere ridotti in farina, utilizzata nei Paesi arabi – mescolata con la farina d’orzo – per preparare il pane di datteri.

Esiste anche un cosiddetto vino di datteri, ottenuto dalla fermentazione dei frutti macerati in acqua: si tratta un vino liquoroso abbastanza simile all’acquavite, diffuso soprattutto in India.

Nei Paesi d’origine questo piccolo frutto della palma Phoenix Dactylifera è considerato talmente prezioso che non se ne scarta nulla: neanche i semi che, una volta tostati e macinati, sono utilizzati come surrogato del caffè.

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