Chianti Rùfina, una vendemmia bifronte

vendemmia-Chianti-RufinaPersonalmente amo la Rùfina. Vi si producono vini austeri, eleganti, che sanno tanto di sangiovese e di Toscana. Mi viene sempre da pensare che il “vero” Chianti sia questo, anche se sono cosciente del fatto che un’affermazione del genere può dar vita a discussioni infinite. (Per chi non sapesse dov’è la zona Docg della Rùfina, stiamo parlando di quel territorio a nord-est di Firenze, alle pendici dell’Appennino Tosco- Romagnolo).

Per questo mio affetto verso quella terra, quei produttori e quei vini, pubblico questo intervento di Paolo Valdastri, responsabile della comunicazione del Consorzio Chianti Rufina. Mi si potrebbe obiettare che il suo non può che essere un parere di parte, ma conosco Valdastri personalmente e so che è un professionista estremamente serio, che non gonfierebbe dati enfatizzando aspetti positivi solo per un effimero consenso. Ecco quindi le sue considerazioni su questa difficilissima annata e complicata vendemmia 2017, ormai giunta al termine.

La 2017 è stata un’annata tormentata da eventi atmosferici estremi e che raramente si presentano insieme in una stessa stagione. Una situazione che ha richiesto continui interventi da parte dei viticoltori e un lavoro straordinario di grande impegno. Le gelate primaverili avevano colpito solo i vigneti con quote più basse, vicino al corso dei fiumi Arno e Sieve. L’accensione di fuochi notturni aveva contenuto i danni a un numero ridotto di piante. In seguito, però, la stagione è proseguita in assenza di piogge determinando uno stato di siccità e con temperature piuttosto alte. La situazione geografica dei vigneti della Rùfina ha contribuito a contenere i danni, ma in alcune posizioni della denominazione le piante sono entrate in stress producendo frutti più piccoli, con bucce più spesse e poco succo. Grazie a questa particolare disposizione dei vigneti la perdita media si attesta su un valore del 30-35%, ma con punte che sono arrivate al 60% nei vigneti più bassi, dove si è aggiunta l’altra calamità costituita dai cinghiali e dai caprioli che hanno attaccato i grappoli d’uva per dissetarsi.

In compenso la qualità delle uve portate in cantina è apparsa da subito eccezionalmente alta. La siccità non ha permesso il proliferare dei vettori delle malattie della vite, così anche gli interventi di antiparassitari sono stati ridotti al minimo e non solo nei vigneti in regime biologico. La freschezza dei terreni e le temperature notturne tipiche del clima appenninico hanno contenuto il generalizzato anticipo delle maturazioni. L’arrivo delle piogge di metà settembre ha consentito di raccogliere le uve in uno stadio di maturazione più corretto, rispetto alle vendemmie precoci.

Una vendemmia bifronte, in conclusione.

Chianti-Rufina-cantinaSul fronte qualità si prevedono vini di ottima struttura e complessità, unite alla classica eleganza che contraddistingue il territorio del Chianti Rufina. La quantità sarà comunque ridotta e solo i consumatori più avveduti e più solleciti riusciranno a conquistare delle grandi bottiglie.

Sul fronte economico, invece, la situazione è molto seria per tutta la Toscana. Per questo motivo l’AVITO, il consorzio che raggruppa e rappresenta tutti i Consorzi Toscani, avanzerà una richiesta articolata di interventi presso le istituzioni regionali e nazionali.
I temi principali sui quali verteranno le richieste di intervento sono:

  • la siccità e una migliore e meno burocratizzata gestione delle riserve idriche,
  • la dilazione degli impegni finanziari per le aziende,
  • la risoluzione del problema della fauna selvatica che attualmente distrugge una parte molto consistente del prodotto agricolo, oltre ad invadere pericolosamente le strade e gli spazi pubblici.

 

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