Come si dice mora in cinese?

Jason-ChowNella primavera 2013 è stato pubblicato sull’edizione europea del Wall Street Journal un articolo molto interessante di Jason Chaw dal titolo “Persi nella traduzione: la terminologia per degustare il vino”. Chaw, forte della sua esperienza in Cina, spiegava come fossero anacronistici e completamente fuori dalla realtà i modi europei di descrivere i vini per persone nate e cresciute in Cina, cioè non solo con una cultura completamente diversa dalla nostra, ma anche con esperienze diverse. E raccontava gli “espedienti” possibili per consentire una migliore comunicazione.

È un articolo che tutti quelli che parlano di mercato cinese dovrebbero leggere. Per questo, dopo averlo pubblicato su DoctorWine nel luglio di quell’anno, ritengo giusto proporlo nuovamente. Eccolo qui, con i dovuti ringraziamenti al WSJ da cui è tratto.

Persi nella traduzione: la terminologia per degustare il vino

di Jason Chaw

«Alan Zhang, è uno studente di chimica di 23 anni che vive Pechino e non ha mai assaggiato una mora o un mirtillo in tutta la sua vita. Durante le lezioni del corso sul vino che sta frequentando è spesso disorientato quando il professore spiega i sentori di un determinato vino. “Non ho mai neanche visto molti dei frutti che le persone del mondo del vino usano come paragone per spiegare i vari sentori”, dice il ragazzo originario della Provincia di Shandang, aggiungendo che la maggior parte delle descrizioni sono tradotte direttamente dall’inglese. “Non ho idea di cosa sia un frutto della passione”.

La Cina, in base ad un recente studio effettuato dall’International Wine and Spirits Research, è il quinto più grande consumatore – e sesto produttore – di vino al mondo. Ma il mercato del vino in Cina è ancora molto confuso sul metodo da adottare per descrivere il prodotto che stanno cercando di commercializzare.

Tradurre le caratteristiche del vino dall’inglese (o dall’italiano, ndr) al cinese è impresa ardua, dice John Abbott, editore del sito web della rivista Decanter, che ha lanciato la versione in cinese proprio lo scorso settembre. Abbott racconta che insieme ai suoi traduttori si è ritrovato a discutere per più di due ore sulla parola “savory” (saporito), un termine spesso usato per descrivere vini come quelli della Valle del Rodano o i Bordeaux più invecchiati, in quanto il primo ha note di oliva ed erbe mentre il secondo è spesso descritto con parole come “cuoio” o “animale”.

“Loro continuavano a dire, ‘se non è dolce, è automaticamente salato’, ma noi rispondevamo che non è così. Abbiamo fatto delle ricerche anche su traduzioni di altre persone ma ci siamo accorti che nessuno è riuscito a superare questa barriera. Che cos’è, se non è dolce e non è neanche salato? Non esiste un termine in cinese che possa rendere l’idea.”

Simon Tam, a capo della casa d’aste Christie’s per la Cina, racconta che il suo team ha smesso di tradurre le note di degustazione scritte dagli esperti aziendali di Londra e New York perché piene di richiami a frutti e fiori europei che non sono comuni in Asia, come i ribes, lamponi o mirtilli. “Se dovessi dire ad un cinese che questo Pinot Nero ha note di uva spina, per lui non avrebbe senso”, ci spiega.

Tu dici ciliegie, io dico salsa chiuchow

Come si fa a descrivere sapori che sono sia geograficamente che culturalmente stranieri? Qui sotto ci sono due diverse schede di degustazione per un bottiglia di Domaine de la Romanée-Conti, Grands-Echezeaux 2002 di Simon Tam, responsabile vino per la Cina della casa d’aste Christie’s. Una stesura è per un pubblico occidentale, l’altra per un pubblico cinese.

Note di degustazione in inglese

Ci sono note fruttate dolci e caratteristiche del pinot accompagnate da delicate note floreali, terra bagnata, ciliege e lamponi freschi ed anche un leggero sentore di cacciagione. Al palato è muscoloso ma al contempo riservato e piuttosto restio ad aprirsi.

Note di degustazione, “traduzione” cinese

Ci sono fragranti aromi di dattero, erbe mediche cinesi e salsa chiuchow [erba aromatica dalla quale di ricava una salsa a base di soya molto saporita che serve per condire la carne], arricchita da note dolci e fruttate, anche con un accenno della dolcezza del dang gui [un’erba medica tradizionale cinese]. Può essere bevuto ora per i suoi sentori fruttati o lasciato invecchiare per altri 20-30 anni. Perfetto da abbinare al maiale croccante alla brace.

Invece del tipico vocabolario di termini inglesi per descrivere i sapori, Simon Tam usa parole come dang gui, un’erba medica della tradizione cinese per richiamare gli aromi terrosi di un Bordeaux ben invecchiato, o datteri rossi essiccati, un altro ingrediente comune in molte zuppe, per descriverne uno leggermente più giovane. Cavolo fermentato e litchi sono altre parole usate di frequente nelle sue note di degustazione.

CINESI-VINO-StefidocI sapori però non sono l’unico elemento di confusione. Gli esperti di vino in Cina non sono d’accordo neanche sui nomi delle varietà dei vitigni, o delle singole uve. Fongyee Walker, wine educator di base a Pechino, ha di recente partecipato ad una conferenza in Nuova Zelanda con sei esperti enologi cinesi, ma invece di discutere del vino locale, il gruppo si è subito diviso in fazioni argomentando il corretto modo di tradurre “Merlot” in Mandarino. Ci sono almeno quattro diversi modi per farlo: in uno, il carattere della prima sillaba si pronuncia “mei” e vuol dire “bello”. In un altro, si pronuncia sempre “mei” ma vuol dire “prugna”. La signora Walker, inglese di nascita, con un dottorato in letteratura Cinese della Cambridge University e che attualmente sta lavorando alla traduzione in mandarino di un libro di testo per la Wine & Sirit Education Trust, una delle organizzazioni più grandi al mondo per l’educazione nell’ambito del vino ha confermato che “La discussione su quale sia la traduzione corretta è durata oltre 20 minuti”.

La frammentarietà dell’industria vinicola cinese complica ulteriormente la questione. Ci sono migliaia di piccoli importatori in tutta la nazione e spesso importano gli stessi vini. Se uno di questi registrasse per primo la traduzione del nome di un vino potrebbe obbligare tutti gli altri ad utilizzare una traduzione completamente diversa da quella alla quale si erano abituati.

John Abbott di Decanter ha rimarcato che le traduzioni potrebbero diventare “questioni politiche” per il mondo del vino in Cina. “Non esiste un vocabolario ufficiale per il vino in Cina, ma stiamo cercando di ottenerlo”.

I disaccordi possono diventare pubblici anche quando riguardano i nomi di diversi produttori vinicoli. Il tentativo di Christie’s di standardizzare i nomi cinesi delle aziende dei grand cru di Bordeaux, i 62 più prestigiosi (e cari) vigneti della storica regione, ha portato alla realizzazione di un poster che riportava l’accostamento di ogni nome al suo corrispondente in Cinese. Gli stessi châteaux l’hanno però rifiutato, boicottando questo poster affermando che i singoli produttori non approvano i nomi tradotti.

Tornando a Pechino, i consumatori come Alan Zhang sono ancora impelagati a cercare di capire cosa gli esperti vogliano dire quando parlano di sentori di prugna nera.

Dice la signora Walker: “Ringrazio Dio quando al supermercato c’è un nuovo gusto di succo o yogurt perché vuol dire che ci sarà un nuovo elemento al quale far riferimento in futuro”.

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