Questione filosofica

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Chianti Classico Collection 2017

Questa lunga assenza dal mio blog è dovuta al fatto che i 12 giorni centrali di febbraio li ho trascorsi saltando da una sala degustazione all’altra, come sa chi ha letto il mio memo dedicato alle Anteprime toscane.

Torno con una riflessione.

Alle recenti anteprime mi è capitato di assaggiare centinaia e centinaia di vini, ovviamente. Altrettanto ovviamente, la maggior parte sono di produttori “veri”, cioè di aziende che hanno vigneti (sia di proprietà sia in affitto con lunghi contratti), vinificano le proprie uve, imbottigliano il vino, lo commercializzano. In alcuni casi sono di cantine cooperative, sacrosante istituzioni che permettono a vignaioli che possiedono anche piccolissimi appezzamenti di terreno di coltivare le proprie uve e di conferirle, insieme a centinaia di altri piccoli produttori come loro, alla struttura centralizzata che vinifica, imbottiglia e commercializza. (È vero, ci sono alcune cantine sociali – mere entità politiche – che lavorano malissimo, ma tante altre sono invece aziende che producono in maniera più che onesta vini semplici e tecnicamente ben fatti, adattissimi al bere quotidiano, quando non di meglio).

C’è poi una terza via (c’è sempre una terza via) che riguarda gli imbottigliatori. Cioè aziende che comprano diverse partite di vino, le miscelano per creare il miglior vino possibile partendo dalle basi che hanno, lo imbottigliano e lo commercializzano. lavaggio-delle-bottiglie1Mi spiego meglio: creano dei blend per bilanciare le caratteristiche delle varie partite, in modo che, per esempio, unendo un vino molto tannico ad un altro molto morbido  il vino che ne deriva mostrerà migliore equilibrio. I rischi che gli imbottigliatori si assumono sono più bassi di quelli di un vignaiolo: tanto per cominciare non hanno l’incognita climatica che angustia ogni contadino o viticoltore che sia. Poi hanno una scelta molto ampia e, sapendosi muovere con arguzia, riescono a selezionare il meglio al minor prezzo.

Il quesito filosofico è questo: quando si esprime il giudizio su un vino, bisogna considerare solo quello che c’è nel bicchiere o anche la storia che c’è dietro? E, a parità di punteggio dato all’analisi organolettica, “vale” di più il vino di un vitivinicoltore rispetto a quello di un imbottigliatore o è solo la qualità intrinseca nel bicchiere che va valutata?

12 thoughts on “Questione filosofica

  1. Credo che chi e come produce il vino siano elementi essenziali nello stabilire la “bontà” nel senso più ampio.
    Non mi interessa che siano produttori o imbottigliatori, mi interessa sapere come fanno il loro lavoro, cosa li spinge a creare un prodotto.
    Perchè anche il lavoro dell’imbottigliatore (oddio che brutta parola, ma non ce n’è un’altra?) è una lavoro fortemente creativo e, se ben fatto, assolutamente da apprezzare…

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  2. Per dare un giudizio davvero basato solo sulle caratteristiche organolettiche dovresti assaggiare alla cieca. Viceversa le tue conoscenze sul produttore influenzeranno inevitabilmente la tua percezione e valutazione.
    Come Francesco Bordini penso però che sia questa la valutazione che ci si aspetta da un critico. Le considerazioni legate al tipo di produzione e alla storia di un vino vengono dopo.

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  3. C’è tanta confusione in giro al cliente finale, dovrebbe essere più chiara una etichetta di vino, alcuni perfino cercano solo bottiglie “prodotte e imbottigliate” perché danno una maggiore sicurezza, senza pensare che un produttore piccolo magari non può permettersi i macchinari e lo fa imbottigliare da terzi… Invece dovrebbero essere più chiaro se compra o produce il prodotto sulla etichetta.. poi concordo col giudizio deve essere invariato del vino…

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    • Effettivamente l’etichetta è la comunicazione certa che arriva al consumatore. Purtroppo sono già tanti gli obblighi di legge che spiegare tante cose diventa impossibile… ma hai ragione, alcune cose andrebbero scritte nella maniera più chiara possibile

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    • Tanti obblighi, ma poco rispettati avolte.. registrare la retro come principale x esempio.. oppure la grandezza delle scritte quando dovrebbe essere più importante che ci sia scritto e chiare le informazioni…

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    • Per il produttore difficile il compromesso tra una grafica accattivante, l’immagine dell’azienda da rispettare, gli obblighi di legge e le informazioni da dare

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  4. Credo che per comprendere a fondo un vino occorra anche conoscere la storia di quel vino e di chi la ha creato. Forse un pò come con le opere di Leopardi, come ci insegnavano a scuola. Scusate il paragone un pò azzardato.

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    • Anch’io la penso come te, ma poi mi vengono in mente i tanti, tantissimi consumatori che comprano la bottiglia allo scaffale del supermercato guardando accuratamente il prezzo. Come possiamo raggiungerli?

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  5. Da produttore vero, credo che bisognerebbe almeno segnalare chi produce davvero rischiando molto di più. Il giudizio qualitativo sui vini, non dovrebbe invece cambiare, pur seguendo ognuno le proprie linee editoriali e/o convinzioni. Un caro saluto Stefania!

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  6. Io penso che in primo grado il vino deve essere giudicato per quello che è indipendentemente da chi l’ha prodotto o confezionato ma in generale il km 0 del vignaiolo non sottoponsndo il vino agli stress (numerosi) di trasporto parte piu avvantaggiato. Personalmente do un grande valore anche alla ripetibilità di un vino ed alla coerenza delle annate ragion per cui vignaioli e progetti territoriali cooperativi fanno un altro campionato rispetto agli imbottigliatori.

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